MG Studio Legale Guerrini
Diritto del lavoro

Licenziamento: quando e come impugnarlo

Pubblicato il 3 luglio 2026 · 5 min di lettura

Ricevere una lettera di licenziamento è quasi sempre uno shock, anche quando in qualche modo "ce lo si aspettava". Nella confusione dei primi giorni, però, è importante sapere che esistono termini precisi entro cui agire: lasciarli scadere significa perdere, spesso in modo definitivo, la possibilità di contestare il licenziamento.

I termini da rispettare

La legge prevede un doppio binario di scadenze, ed è qui che si commettono più errori:

60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento (o dalla comunicazione dei motivi, se successiva) per impugnarlo stragiudizialmente — anche con una semplice lettera raccomandata o PEC che manifesti la volontà di contestarlo.

180 giorni successivi a questa prima impugnazione per depositare il ricorso in Tribunale o per comunicare la richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato. Se questo secondo termine scade senza che nulla sia stato fatto, l'impugnazione perde efficacia.

Attenzione: sono termini di decadenza, non di prescrizione — non ammettono sospensioni per le stesse cause previste per la prescrizione, e superarli significa perdere il diritto di agire, indipendentemente da quanto sia fondata la propria posizione.

Quando conviene impugnare

Non tutti i licenziamenti nascono uguali, e non tutti vale la pena contestarli in egual misura. Vale la pena approfondire quando:

Cosa succede dopo l'impugnazione

Se l'azienda non risponde o respinge la contestazione, il passo successivo è spesso il tentativo di conciliazione — un confronto, anche informale, per verificare se esiste margine per un accordo economico che eviti il contenzioso. Molte controversie si chiudono proprio in questa fase, con tempi più rapidi e minore incertezza rispetto a un giudizio.

Se la conciliazione non porta a un accordo, si procede con il ricorso al giudice del lavoro, che valuterà la legittimità del licenziamento e, in caso di accoglimento, potrà disporre — a seconda del tipo di tutela applicabile in base a dimensione aziendale e data di assunzione — la reintegrazione nel posto di lavoro o un'indennità risarcitoria.

Un consiglio pratico

Il periodo immediatamente successivo al licenziamento è delicato anche perché si intreccia con le scadenze per la disoccupazione NASpI (da richiedere entro 68 giorni) e con eventuali trattative per un incentivo all'esodo. Prima di firmare qualunque documento proposto dall'azienda — comprese le cosiddette "conciliazioni tombali", che chiudono ogni possibilità di contestazione futura — è sempre consigliabile una verifica con un legale, anche rapida: una volta firmate, sono difficili da rimettere in discussione.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento e vuoi capire se e come impugnarla? I termini corrono in fretta.

Richiedi una consulenza
← Torna agli articoli